• storia

    L’8 novembre 1934 a Luigi Pirandello viene assegnato il Premio Nobel per la Letteratura: “per il suo coraggio e l’ingegnosa ripresentazione dell’arte drammatica e teatrale”, recitava la motivazione. Prima di lui, soltanto altri due italiani avevano ricevuto il prestigioso riconoscimento: Giosuè Carducci (1906) e Grazia Deledda (1926).

    All’epoca, Pirandello aveva già scritto i suoi maggiori capolavori e molti di essi cominciavano ad essere adattati per il cinema. Tra le opere di maggior successo, Novelle per un anno rappresenta la raccolta di testi che ha accompagnato quasi tutta la carriera dello scrittore e drammaturgo siciliano.

    Nella raccolta compare la novella Il treno ha fischiato, pubblicata per la prima volta sul Corriere della Sera nel 1914, e successivamente inserita in Novelle per un anno. Un racconto in cui il protagonista sceglie di affrontare la vita in modo diverso rispetto a Il fu Mattia Pascal, in cui si cerca di ricreare un’altra vita possibile, o Uno, nessuno e centomila, in cui prevale il senso di ribellione. Belluca, protagonista del racconto, impiegato mite e frustrato, dalla vita privata piena di difficoltà, sceglie una via di fuga alternativa: un viaggio in treno con la mente, che può vagare libera verso altri luoghi.

    Nella sua vita apatica all’improvviso si accorge dell’esistenza del mondo grazie al fischio di un treno, che risuona lontano nel cuore della notte: “c’era, fuori di quella casa orrenda, fuori di tutti i suoi tormenti, c’era il mondo, tanto, tanto mondo lontano, a cui quel treno s’avviava… Firenze, Bologna, Torino, Venezia…”.

    Il treno e l’immaginazione sono, quindi, per Belluca la salvezza dalla trappola del lavoro e della famiglia:

    “Il treno, signor Cavaliere. Il treno? Che treno?
    Ha fischiato.
    Ma che diavolo dici?
    Stanotte, signor Cavaliere. Ha fischiato. L’ho sentito fischiare…
    Il treno?
    Sissignore. E se sapesse dove sono arrivato! In Siberia… oppure oppure… nelle foreste del Congo… Si fa in un attimo, signor Cavaliere!”

    di Michela Passarin

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