• innovazione

    È tornata a splendere una delle cattedrali della storia industriale di Torino. Dopo mille giorni e cento milioni di euro di investimenti della Fondazione Cassa Risparmio, le Officine Grandi Riparazioni rinascono come incubatore d’arte, tecnologia, musica, ricerca e si candidano a diventare polo culturale e di innovazione, con una vocazione internazionale.

    Nel complesso immobiliare dell’Ottocento, a pochi passi dal Politecnico e dalla stazione di Porta Susa, un tempo si riparavano locomotive e carrozze: i primi materiali ad entrare in impianto furono quelli della società Strade Ferrate dell’Alta Italia, poi della Rete Mediterranea e infine delle Ferrovie dello Stato. All’inizio del XX secolo, si effettuavano le riparazioni delle locomotive a vapore e di quelle elettriche a corrente alternata trifase e dopo la seconda guerra mondiale, cessate le attività sul quel tipo di motrici, il sito fu destinato alla manutenzione delle automotrici.

    Persa la loro funzione produttiva, le strutture delle Officine Grandi Riparazioni sono state recuperate e trasformate in spazio destinato a esposizioni e a diverse iniziative, articolandosi in 3 ambienti su una superficie di circa 35.000 mq.

    L’Officina Nord  è un’area per concerti, mostre, esposizioni, teatro ed esperienze di realtà virtuale immersiva:  le arti visive sono posizionate nei tre “binari” ovest delle Officine Nord, le arti performative nell’ala est, che mantiene la storica denominazione di Sala Fucine. Il simbolo di questa parte della OGR è rappresentato dal Duomo, un enorme sala alta ben 19 metri,  dove i vagoni dei treni venivano posizionati in verticale per le manutenzioni. L’altra ala, l’Officina Sud, è invece un hub per la ricerca, acceleratore di start up e centro di sperimentazione. Tra le due Officine, un ampio spazio dedicato al gusto e alla ristorazione, chiamato simbolicamente Snodo.

    di Carmen Pidalà

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